BASIC^TANGO
Il Tango ad asse di equilibrio eccentrico
Il Tango ad asse di equilibrio unico
Basic^tango fornisce fondamentali tecnici e stilistici validi per esprimere al meglio la passione del ballo.
Gli elementi di base acquisiti conferiranno al ballo organicità motoria e qualità tecnica ed espressiva.
Se già balli il tango argentino ma constati disarmonie e limiti estetici o espressivi; se la tua espressività fisica non si armonizza in modo funzionale con quella dei Partners; se tale insoddisfazione permane nonostante i tanti corsi e i tanti stages a cui partecipi -> approda a BASIC^TANGO :
BASIC^TANGO interessa soprattutto gli elementi di base del movimento, l'assetto individuale e dell'assieme della coppia, l'equilibrio, l'articolazione dei passi, la postura, ovvero "la fisicità" del movimento. Una didattica efficace deve avere fondamento nelle leggi fisiche che sovrintendono alla dinamica dei movimenti, all'essenzialità degli spostamenti, alla logicità dell'articolazione delle parti interessate.
Se non hai mai ballato il tango argentino e vuoi iniziare bene; se vuoi che questa passione si evolva su basi solide e punti in alto, inizia con BASIC^TANGO.
* qual'è l'assetto funzionale ed esteticamente appropriato al tango argentino
* come realizzare l'equilibrio individuale e di coppia e mantenerli nel movimento
* come eseguire un passo (in avanti, indietro, di lato, crociato, ..)
* come gestire l’articolazione delle varie parti del corpo in movimento
* come controllare l’equilibrio, statico e dinamico
* come rapportarsi al corpo del partner
* come rapportarsi al ritmo ed alla trama musicale
BASIC^TANGO per il tango ad asse unico di equilibrio
E' lo stile di ballo meno praticato perchè il più difficile, ma il più intimo, quello cui probabilmente si vorrà approdare nella fase matura del proprio percorso; i due ballerini perdono il proprio asse di equilibrio eccentrico individuale e ne compongono uno comune, per realizzare una fusione fisico-dinamica oltre che emozionale : BASIC^TANGO dà le uniche basi tecniche idonee.
BASIC^TANGO per il tango a 2 assi di equilibrio eccentrico (tango “aperto”, “nuevo”).
E' il più idoneo per "giocare" ed esprimere i virtuosismi "pirotecnici" da spettacolo.. la tecnica dell'asse eccentrico conferirà al ballo qualità estetiche, funzionali, ed espressive
BASIC^TANGO per il tango a 2 assi di equilibrio eccentrico ravvicinati (tango "salon", milonghero", "chiuso").
E' una via di mezzo tra gli altri 2 stili, un ibrido molto diffuso, che offre un po' dell'intensità e dell'intimità dello stile ad asse unico di equilibrio e molte possibilità di gioco virtuoso. La tecnica dell'asse eccentrico conferirà al ballo qualità estetiche, funzionali, ed espressive
Per tutti e 3 questi stili BASIC^TANGO fornisce gli elementi basici necessari per sviluppare efficacemente il proprio percorso individuale.
Percorso didattico minimo -->
principianti assoluti : 10 lezioni ca.
non principianti :5-8 lezioni ca. (o più, in dipendenza dal grado di difficoltà nella necessaria destrutturazione delle eventuali abitudini errate già radicate)
Per saperne di più contatta :
Senza remore e pudori, per tutti i giorni a venire,
qualunque offesa il tempo arrecasse
al tuo corpo di sangue, alla tua anima di fuoco.
Per sempre, fino all'ultimo alito di vita ti ameresti così,
come io ti amo.

Un bacio.
Lo senti il bacio che ti è giunto da me?
Lo senti com’è caldo, tremulo e timido,
vinto da disperata febbre,
umido di lacrime d’anima?
Dice di amore impossibile,
di smania di vivere in lotta col tempo.
Dice che ti amo da sempre,
già da prima che ai miei occhi apparissi.
Un bacio si porta lontano,
ben oltre gli argini delle intenzioni.
Reca segreti inconfessati,
strappati agli anfratti abissali dell’anima,
e li rende a chi, sovente, non sa che farne.

Tango Argentino
Base tecnica ed espressiva "BASIC^TANGO"
Corsi stagione 2009-2010
* CORSO PER INTERMEDI
* CORSO PER PRINCIPIANTI
CORSI IN FASE DI APPRONTAMENTO. APPENA POSSIBILE SARANNO PRECISATI LUOGO, GIORNI, ED ORARI.
SI INVITA QUANTI INTENDONO ISCRIVERSI A COMUNICARE TALE INTENZIONE, UNITAMENTE A GIORNI ED ORARI GRADITI PER LE LEZIONI
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Il Tango Argentino fondato su precise basi di tecnica motoria
* Il Tango ad asse di equilibrio eccentrico
* Il Tango ad asse di equilibrio unico
Basi tecniche valide per esprimere al meglio la passione del ballo
1a lezione esplicativa/dimostrativa gratuita
Lezioni in classi, private, ed individuali.
cell
gaetango@alice.it
http://basictango.splinder.com
L'innamoramento..
la città dei cassetti (S.Dalì)
l'induzione a ripetere
Scendi, luce. diffrangi in queste pupille opache, ingombre d’ombre equivoche e di profili incerti.
scendi, deflagra negli anfratti oscuri ove il mio sguardo, captato e forzato su sconci e sotterranei percorsi, s’aliena da ogni senso e mortifica ogni speranza.
Vieni, passione. divampa in questo petto gelido, sublima spietata i suoi cristalli duri e immoti,
irrompi in questo cuore duro, rianima i suoi battiti fiacchi, fluidifica le sue tigliose fibre, libera quest’anima asfittica, sbrindella le irriducibili maglie della sua prigione cupa e grigia, calzata a forza da ostili e funeree incombenze..
Che succede? chiese Retta perplessa, adesso parli di cuore, di anima? La mente, caro Cerchio, la mente.. già dimenticata? Che mente è una mente che dimentica sé stessa?!
Chi emana un lamento del genere, chi disperato invoca l’amore, è una mente che vuole abdicare, che vuole cedere il controllo alle pulsioni, che vuole essere sopraffatta dalle emozioni, dall’impeto irrazionale delle passioni..
ma dopo tanti e vani tentativi, anche la mente più volitiva realizza che non basta che voglia abdicare perché le passioni le subentrino, anzi! Come inclini a una proterva e pregiudiziale contrarietà, il suo invito le dissuade anche quando fossero già in procinto di irrompere..
Ma insomma, replicò Retta, cosa bisogna fare perché queste agognate passioni irrompano e sconvolgano una mente stanca e vogliosa di abdicare?!
Bisogna riprendere il cammino, farsi segugi per quei sentieri abissali, avvolti dalle nebbie dell’inconscio e degli istinti..
la pre-condizione è che il ciclo psichico del soggetto interessato si trovi alla fine della fase di depressione latente, quando si è già accumulata una energia vitale sufficiente perché un “innesco” possa realizzarsi e produrre i suoi effetti.. e qui bisogna aprire una parentesi per chiarire cosa intenda con “innesco”, ovvero con ”induzione a ripetere”:
Per certi versi la nostra mente può essere assimilata ad un potentissimo e sensibilissimo supporto impressionabile, che memorizza e accumula per sovrapposizione immagini emotive; ogni evento, anche apparentemente banale ma a cui sia associata una carica emotiva, vi lascia impressa una traccia indelebile.
Quando il supporto è vergine, nelle fasi iniziali della sua esistenza, queste impronte restano impresse in modo più marcato, ma col trascorrere del tempo questa impressionabilità si va sempre più attenuando; le sovrastrutture difensive della personalità si formano avanti negli anni e, in conseguenza, alla maggiore impressionabilità di un supporto vergine e biologicamente efficiente si aggiunge la mancanza di fattori mitigatori della esposizione alle onde d’urto delle emozioni; ecco perché le vicende che abbiamo vissuto da bambini, oltre che essere quelle più incisive nella formazione della personalità, lasciano impronte più forti e potenti e, qualora evocate, mettono in gioco cariche emotive più dirompenti e di più ampio effetto.
Ad ogni immagine emotiva viene correlato un elemento che la rappresenta in modalità simbolica; l’elemento simbolico viene sintetizzato e può essere a sua volta decrittato solo mediante il sistema di codifica espressiva dell’inconscio; l’elemento simbolico, qualora evocato, porrà in evidenza nell’attualità, tutta la carica emotiva dell’evento vissuto cui è correlato.
Il sistema di codifica espressiva dell’inconscio è comune a tutti gli individui della specie; è di fatto un sistema diverso da tutti gli altri sistemi, che sono sovra-strutturali, come, p.e., le lingue parlate, sistemi di espressione propri della coscienza. Il sistema di codifica espressiva dell’inconscio, è quello che ritroviamo, in modo più evidente e netto, anche nei sogni; i sogni, infatti, non sono interpretabili con altre chiavi interpretative; in tal caso essi appaiono semplicemente surreali se non assurdi e incomprensibili.
Prendiamo in considerazione due eventi tali che possano essere simbolicamente rappresentati da (1-3-2) e (A-C-B); sono elementi simbolici oggettivamente distinti nei sistemi di espressione propri della coscienza; ma nel sistema di espressione proprio dell’inconscio sono la medesima cosa; c’è un nesso che li accomuna, volutamente evidente e marcato in questa estrema esemplificazione, ed è solo questo nesso che in quel sistema di codifica espressiva ha rilevanza e significato.
Supponiamo che una persona nel suo passato remoto abbia vissuto un evento che possa essere simbolicamente rappresentato con (1-3-2) e che una forte carica emotiva (positiva o negativa, non importa) sia stata vissuta in associazione a tale evento.
Supponiamo che la stessa persona, anni o decenni dopo, viva un altro evento che possa essere simbolicamente rappresentato con (A-C-B).
Ebbene, e di questo consiste la rilevanza del fenomeno, la persona in argomento, senza che possa esplicare alcun controllo e il più delle volte (quasi sempre, direi) senza nemmeno intuirne le ragioni, sarà pervaso dalla stessa carica emotiva associata all’antico evento (1-3-2), anche se nulla che si riferisca all’evento attuale (A-C-B) motivi nella oggettività dei fatti la deflagrazione ripetuta di quella antica carica emotiva.
Non so che nome sia stato dato a questo fenomeno, so solo che esiste e ne osservo gli effetti frequentemente (se non quotidianamente) in me stesso e negli altri.
Questo fenomeno interessa e condiziona l’esistenza di tutti noi più di quanto si possa comunemente ritenere, anche, e soprattutto, negli aspetti relazionali.
Chiamo questo fenomeno anche “induzione a ripetere” in quanto le cariche emotive degli eventi già vissuti vengono ri-vissute nel tempo per effetto di tali imprevedibili ed inevitabili evocazioni simboliche.
Tempo fa, disse Retta, avevo una relazione con Segmento, un cucciolone di ragazzo, buono e affettuoso.. ma ogni volta che mi distaccavo da lui per fare qualcosa cui lui non potesse partecipare, (uscire con le mie amiche o con mia madre, ma anche per faccende che a maggior ragione non potessero coinvolgerlo, es. una cena di lavoro ristretta con i colleghi ed i vertici aziendali..), erano guai.. si alterava e cambiava d’umore; mi accusava di escluderlo e trovava inverosimili pretesti per esprimere gelosie nervose e ossessive.. era comunque chiaro ed evidente che soffrisse!
Credo che ci siamo lasciati anni dopo anche e soprattutto a causa del logorio prodotto da questo genere di tensioni..
Intuivo che vi fosse una ragione caratteriale incastonata nella sua personalità, e constatavo come non fosse in alcun modo riducibile con il dialogo, l’esercizio logico, la disamina ragionevole e paziente dei fatti oggettivi; arrivava a convenire sulla mancanza di motivazioni reali che giustificassero le sue reazioni, e finiva sempre per accettare gli eventi.. ma la sua sofferenza restava tal quale, ed il risentimento nei miei confronti si affievoliva, suo malgrado, solo gradualmente e nell’arco di più giorni..
Secondo questa tua teoria, nel suo vissuto antico doveva esserci un evento che quel tipo di circostanza evocava?!
L’evento dell’attualità (A-C-B) era che la persona amata (tu) si allontanava da lui.
Nella sua memoria emotiva doveva esserci un evento, oggettivamente diverso da quello dell’attualità ma la cui rappresentazione simbolica (1-3-2) rendeva evocabile, in occasione del quale doveva aver sofferto molto;
per essere evocabile dagli eventi di cui hai parlato non può che trattarsi di uno o più episodi di abbandono, o sentiti tali, da parte dei genitori o di uno di essi..
.. più probabile da parte della madre! intervenne Retta; ho imparato a mie spese come un uomo, anche di solida maturità, proietti sempre nella fidanzata, moglie, o amante, l’ombra della madre.. e certamente per effetto di quelle tue associazioni alfanumeriche, caro Cerchio!
Questa, però, è psicologia spicciola, riprese Cerchio. Ho trattato di questi aspetti perché nei processi psichici che portano all’innamoramento, entra in gioco anche questo tipo di fenomeno..
Segue..
Il ciclo psichico - lo stato nascente
.
. L’innamoramento, riprese Cerchio con enfasi rinnovata, è un fenomeno emozionale che si realizza in presenza di due condizioni necessarie, ma insufficienti qualora disgiunte, e in assenza di un terzo fattore, che quando è presente ha potere inibitorio.
Ma a Te le cose semplici proprio non garbano! obiettò Retta; due condizioni concomitanti in assenza di una terza condizione inibente... per dire che quando una persona incontra la persona giusta, semplicemente se ne innamora! La verità vera è sempre più semplice ed ovvia di ogni congettura presentata come tale!
Credere che ci si innamori quando si incontri la persona giusta è un banale luogo comune; smentito, peraltro, anche da semplicissime riflessioni logiche:
se la persona giusta dovesse nascere altrove nel mondo, e non la si incrociasse mai, non ci si innamorerebbe mai?
se la persona di cui ci si innamora fosse sempre quella “giusta” nelle storie d’amore non dovrebbero esserci disaccordi, delusioni, epiloghi miserabili, torti ed offese, separazioni e divorzi, e, soprattutto, frequenti e grossolane incompatibilità caratteriali..
Nient’affatto: che la persona di cui ci si innamora sia anche la persona adatta alla persona innamorata, è un evento non meno fortuito di una qualunque altra casuale vicenda umana..
Quando il ciclo psichico di una persona ha esaurito la fase di depressione latente inizia ad accumularsi una energia vitale, che costituirà una sorta di materia prima della fase di rinascita.
è una fase del ciclo in cui la psiche regredisce verso lo stadio neo-natale;
la persona in tale fase è più sensibile agli aspetti intimistici e sensoriali (infantili) che a quelli pragmatici e sociali (adulti) del vivere; è più attratta da tutto ciò che attiene alla emotività (musica, poesia, storie intimistiche, aspetti emotivi delle relazioni, ecc..) e più distante da tutto ciò che rimanda all’aspetto pragmatico e materiale della vita e della socialità (politica, carriera, denaro, possesso delle cose, aspetti competitivi della vita sociale, ecc..).
In tale fase anche la persona adulta più dura e rigida si commuove fino al pianto in un insospettato passaggio, per esempio, della visione di un film..
La prima condizione necessaria perché si verifichi quel fenomeno chiamato innamoramento è che il ciclo psichico della persona interessata sia nella fase di rinascita, e che abbia accumulato una energia vitale sufficiente; (questa fase di rinascita è denominata “stato nascente” da F.Alberoni - innamoramento e amore – Garzanti).
La seconda condizione necessaria è che si realizzi un fenomeno psichico che si potrebbe chiamare di “innesco” ovvero di “induzione a ripetere”.
Ma cos’è la preparazione di una bomba?! Intervenne Retta, con stanco sarcasmo..
Se fossero questi processi cui accenni a procurare un innamoramento, chiunque sia stato almeno una volta innamorato li riconoscerebbe e tali processi sarebbero comunemente noti, come lo sono le dinamiche che portano, per esempio, ad ammalarsi di influenza.. e invece io non ne ho mai sentito parlare!
I processi psichici profondi non interessano la sfera della consapevolezza: sono inconsci.
Ci si rende conto che qualcosa di rilevante è avvenuto solo quando qualcosa di rilevante è già avvenuto, quando gli effetti travolgenti già in essere pongono tutta la loro evidenza alla nostra attenzione razionale..
in quel momento, quando tutto è già avvenuto e siamo già innamorati, l’avvenimento ci appare evidente e concreto e crediamo che i suoi elementi distintivi più forti ne siano stati la causa.
Ecco perché crediamo che sia stata la persona di cui ci si sente innamorati a farci innamorare.
Invece: prima si entra in uno “stato nascente”, ovvero in una fase di rinascita psichica, ovvero in uno stato di innamoramento privo di specifico oggetto;
dopo, se sussistono le condizioni favorevoli, ovvero in assenza di quel terzo fattore avente potere inibente, e secondo determinati criteri, si orienta tutta l’energia vitale di una rinascita verso uno dei soggetti con cui si interagisce, non necessariamente il più adatto o caratterialmente compatibile, e si realizza il legame forte chiamato innamoramento per una specifica persona.
Se dovessi sintetizzare fino al limite estremo, direi che lo stato nascente corrisponde alla nascita di un bambino, e l’innamoramento all’imprinting che il bambino realizza verso la persona che lo accudisce o, più precisamente, che lo corrisponde.
Segue..
il ciclo della mente
...Li colse d’un tratto un silenzio cupo; Cerchio rimuginava il sospetto di avere trattato di quella materia caustica senza le dovute cautele; Retta elaborava l’offesa di quella violenta espropriazione, che sentiva indebita, a dispetto di una qualche ammissibilità razionale : quella visione aveva trasferito le questioni dell’amore dal cuore, in conseguenza declassato a banale muscolo pulsante, ad un ambito imprecisato, dominio di forze misteriose, controllate da entità estranee al soggetto ed in oscuro rapporto con meccanicistiche logiche metafisiche.. neanche alla mente, che almeno è organo costituente l’individuo stesso, situato peraltro a breve distanza da quel sanguigno titolare storico, ed in qualche modo sensibile agli interessi personali!
Guarda che nessuno pensa davvero che i gangli dell’amore stiano nel cuore.. neanche io lo credo, tuonò Retta, asfissiata da quell’ottuso silenzio; tali attributi gli saranno stati conferiti in epoche molto remote, forse in virtù del suo autonomo e chiassoso pulsare, e prima ancora che i seriosi e freddi lumi della ragione indicassero luoghi più consoni : la mente, il nostro cervello; ma, per favore.. non un ciclico riverbero del big-bang !
Ma certo, la mente!, si apprestò Cerchio, sollevato dalla fortunosa riapertura di dialogo che lo liberava da quel sospetto mortificante; con quel discorso volevo solo dire che noi.. siamo la nostra mente, il nostro cervello, e che il nostro cervello non è un organismo avulso dal resto del reale, unico corpo estraneo nell’universo tutto.. a meno di credere a quella storiella (la teoria creazionista) secondo cui l’uomo, con la sua prodigiosa mente, già compiutamente predisposto e definito, sarebbe stato iniettato in questo universo da un’altra dimensione e che quindi sia slegato dalle sue leggi e non ne rifletta le logiche intrinseche generali e quelle più specifiche della evoluzione.
E tra le logiche intrinseche ci sarebbe anche la ciclicità.. blandì ironica Retta
La nostra mente pulsa, come un cuore, ma lo fa ad una frequenza molto più bassa, tanto che non ne rileviamo l’ampio respiro, assorbiti come siamo dai ritmi convulsi del vivere quotidiano.
La psiche vive un certo numero di propri cicli vitali durante l’intera esistenza;
un ciclo si innesca, evolve in un percorso di maturazione, e poi lentamente esaurisce la spinta propulsiva placandosi in uno stadio terminale che si potrebbe denominare di depressione latente.
Noi, però, non ne cogliamo l’inviluppo complessivo nel tempo; una persona è troppo vicina a sé stessa perché possa rilevare mutazioni lente nel proprio modo di essere; un ciclo infatti si compie in un tempo che, pur variabile da un soggetto all’altro, è comunque dell’ordine di anni; inoltre credo che sottilissime e prioritarie esigenze della specie operino, per certi versi, un oscuramento della consapevolezza individuale per preservare dalla intenzionalità o da interferenze innaturali i propri processi, in quanto questi processi sono sì asserviti agli interessi oggettivi e contingenti dell’individuo, ma lo sono in più alta priorità alle strategie della conservazione e della evoluzione della specie.
La ragion d’essere della molteplicità dei cicli psichici nella vita di un individuo è la stessa della molteplicità dei semi in un frutto, o dei frutti nello stesso albero, o, se vuoi, degli spermatozoi rilasciati in un atto d’amore. La selezione naturale ha favorito, per ovvie ragioni, le opportunità massime, le certezze dell’abbondanza. La natura non spara con un fucile di precisione, ma con la mitraglia! Ogni ciclo psichico costituisce per il soggetto una nuova chance per predisporre un progetto di vita in cui fatalmente la pulsione a riprodursi si manifesta irresistibile; l’amore è la polpa dolce e succosa che reca il seme della discendenza.
Questi processi, vedo, non sono tanto imperscrutabili.. e allora, avanti con questo ciclo psichico, esclamò Retta, arresa alla curiosità e non contenta di fungere solo da ricettrice passiva.
Dicevi della depressione latente..
La depressione latente è una condizione caratterizzata da staticità, da mancanza di iniziativa, da basso livello di reattività nei confronti degli stimoli che la vita ci pone; è una fase grigia e opaca della nostra esistenza, quella che passa in modo anonimo, quasi senza lasciare traccia nella percezione del passato individuale. La sua più importante funzione è quella di “premessa” della rinascita; come dire : per rinascere si deve prima morire.
Perché l’evento più straordinario, vitale, ed indimenticabile, nell’esistenza di una persona è la rinascita psichica, e il suo portato tanto ambito ed atteso, quanto spesso associato a massicce dosi di sofferenza e di frustrazione : l’innamoramento.
segue...
La ciclicità
..dunque tutti, prima o poi, smettiamo di cercarlo, l’amore. Lo attendiamo sì, ma, dopo averlo invocato, rincorso, e a volte inventato come il personaggio di un melodramma personale, ci arrendiamo alla evidenza : l’amore è preterintenzionale, refrattario alla volontà ed alle strategie di programmazione..
l’amore ha un ciclo proprio : arriva cogliendoci sempre di sorpresa, vive e matura dispensando gioie e sofferenze, e ad un certo punto, assecondando altri processi ciclici nelle cui logiche è compreso, e dalle cui logiche è generato, si estingue di morte naturale, più spesso in anticipo, per sofferenze traumatiche..
così disse Cerchio, assorto in una linea di pensiero che si dipanava per mille e più canali, sempre più sottili e sempre più sfumati, tanto da fargli perdere l’orientamento, a tratti.
Retta udì tali considerazioni e si stupì che non ne fosse sorpresa; forse da qualche parte dentro di sé, tra quegli anfratti oscuri dove, come tutti, emargina le intuizioni scomode, c’era già la consapevolezza che fosse un dato irrefutabile della realtà. Tuttavia avvertì un moto di avversione, una contrarietà che non le era agevole sostenere razionalmente. Sentiva come quella qualità attribuita a quella cosa chiamata amore conferisse all’amore stesso un potere ingiusto, la discrezionalità di beneficiare questo o quello in ragione di criteri del tutto slegati dal merito e dal bisogno, e, a volte, anche dalla opportunità morale, giacchè accade, e non di rado, che per effetto di una tale investitura una persona già impegnata in un rigido sistema di relazioni venga irresistibilmente indotta a scompaginarlo.
Ma soprattutto le appariva inaccettabile che, una volta posseduto, l’amore potesse essere perduto per logiche estranee ai bisogni ad alla volontà dei diretti interessati.
Si però una volta che l’amore ti abbia toccato basterebbe conservarlo, rispettarlo, custodirlo per tutta la vita come la cosa più preziosa. L’amore si perde per incuria, per disattenzione, spesso per perseguire stolti piaceri effimeri, ed anche per sfidare le regole sociali, per esercitare le libertà personali oltre i limiti necessari a preservare gli interessi generali della collettività.. come nella pratica degli sport estremi.. c’è qualcosa nell’indole maschile che vi induce a praticare l’azzardo, inteso come sfida alle esigenze della incolumità fisica e della stabilità relazionale, a favore di presunti superiori valori da riconoscervi per attribuirvi maggior prestigio e peso in seno alla vostra immaginaria tribù di appartenenza.. disse Retta, esprimendo in modo implicito l’avversione per la tesi espressa da Cerchio e per il genere maschile tutto, chiamato in causa in rappresentanza dell’interlocutore.
L’amore, con le sue regole, replicò Cerchio, riguarda tutti, uomini e donne, e tutte le tipologie intermedie. C'entra poco l'indole maschile. E poi.. asserendo che, preservato con cura e attenzione, l’amore possa durare tutta una vita, non si dice come esso sia nella realtà, ma come ci piacerebbe che fosse..
In teoria non si può escludere che un amore duri tutta una vita; ma sarebbe un caso limite, non escludibile ma al limite estremo delle probabilità. Il caso ordinario io credo sia che l’amore, fenomeno a carattere ciclico, abbia il periodo più breve del periodo della vita tutta. Ne consegue che nell’arco della propria vita un individuo vive un certo numero di cicli, variabile da individuo a individuo, e che in corrispondenza di ciascun ciclo quel fenomeno chiamato amore si rinnovi, quasi sempre cambiando oggetto.
e guardò Retta negli occhi, non senza un po’ di imbarazzo e di senso di colpa.. aveva colto un nesso implicito negli stessi istanti in cui andava svolgendo queste considerazioni.. Retta e lui stesso, uniti in un forte legame d’amore, non potevano adesso escludere che sarebbe venuto anche per loro un tempo in cui quel loro amore sarebbe stato trascinato suo malgrado nel buco nero della fine del suo ciclo, a meno di arrogarsi la fortuna, del tutto improbabile, di un caso limite.
Ma le parole già dette non possono essere ritirate, e Cerchio realizzò che per rendere a Retta e a sé stesso meno indigesti e sgradevoli i concetti espressi dovesse inglobarli in un discorso più ampio ed universale, dove le vicende personali potessero apparire in proporzione più esili e leggere e in cui la qualità “comune” a tutti gli esseri umani rendessero quei concetti normali e accettabili, inducendo un po' di rassegnata umiltà.
Tutto è ciclico nell’universo, riprese Cerchio. L’universo stesso sembra una entità viva che respiri pulsando tra un big-bang e il successivo. L’unica eternità, a mala pena concepibile, non può che essere quella del numero infinito delle sue pulsazioni (perchè mai dovrebbe essere una sola?). Ma entro un suo singolo ciclo tutto è finito, e (prodigiosa simmetria del reale) tutto è ciclico; tutto, materia organica ed inorganica; tutto, anche ciò che per limitatezza dei nostri sensi non riusciamo ad osservare, ma soltanto a presumere per deduzione scientifica o logica.
Sono cicliche le dinamiche interne dei singoli atomi, dei singoli sistemi planetari, e degli ammassi stellari delle galassie.
Ha struttura ciclica anche la luce, consistendo di una concatenazione di causa-effetto tra una ciclicità elettrica ed una ciclicità magnetica.
Appare sostenibile, quindi, asserire che una delle qualità del reale sia la ciclicità ellittica, i cui estremi sono la forma perfettamente circolare e la forma “schiacciata” in un segmento bidirezionale, che conserva nel proprio moto armonico interno la proiezione della ciclicità.
Anche gli oggetti che appaiono fermi, in realtà non lo sono. Ogni loro particella elementare oscilla freneticamente in ragione di quella grandezza chiamata temperatura, poichè pare che quella estrema dello zero assoluto, alla quale davvero sarebbe ferma, sia un limite irraggiungibile.
Il pulsare ciclico di ogni cosa, organica o inorganica che sia, appare come la replica in ogni ordine e grado del pulsare dell’universo tutto, da un big-bang al successivo, come fosse una sua eco diffranta verso l’infinitamente piccolo..
Anche la vita biologica è ciclica, poiché nessun organismo, nessuna specie, potrebbe evolversi ed affermarsi se non replicandosi ininterrottamente in un numero spropositato di cicli chiusi di nascita-maturazione-morte; e ciclici sembrano essere anche i processi psichici, la sua più evoluta e sovra-strutturata manifestazione; e qui, nel ciclo di un processo psichico, si incardina la genesi di quella cosa chiamata amore..
Può anche darsi che questa qualità ciclica di cui parli sia intrinseca in ogni parte del reale.. ma cosa c’entrano l’amore, i sentimenti, gli affetti.. non si possono assimilare a processi biologici, per quanto complessi, e tanto meno a fenomeni fisici o astronomici.. l’amore è un fatto di cuore, di idealità, di affinità elettive.. cose immateriali, ”software” insomma.. niente a che fare con gli elettroni, peraltro invisibili, in orbita intorno ad un grumo di particelle, anch'esse invisibili!... sbottò Retta, sollevata e rinvigorita dalla sensazione di avere ribaltato tanto facilmente una prospettiva che sentiva essere tanto fredda e angosciante, e soprattutto pericolosa anche per il proprio destino.
Ecco, l’hai detto : “cosa c’entra il software con gli elettroni in orbita intorno ad un grumo di particelle, peraltro invisibili!?” c’entra, e come! Dimmi cosa ne sarebbe del tuo "software" senza quegli elettroni in orbita..
Retta, ribadì Cerchio, un amore costante, ovvero che non si risolva nella dinamica di un ciclo chiuso, sarebbe l'unica eccezione nell'universo tutto; sarebbe come asserire che possa esistere il moto rettilineo uniforme e perenne nello spazio curvo.. è un concetto non appartenente alla dimensione del reale!
segue..
L'invito.. un gioco tra cuori solitari..
L'invito.. #4
Nella precedente puntata di questa personale riflessione sull’invito si è detto che nella patria del tango, l’Argentina, l’invito, con il suo portato di ispide questioni attinenti all’accoglimento ed al rifiuto, ha trovato una sistemazione rituale tendente a minimizzare rischi e danni : il rituale della "mirada" e "cabeceo".
Questo rituale realizza nell’ambito del Tango ciò che nell’ambito della relazione amorosa realizza il rituale del corteggiamento; tante sono le similitudini.
Il rituale del corteggiamento nell’ambito della relazione amorosa pone al centro dei giochi la donna; Lei ha chiaramente orientamento ed aspirazioni autonome, ma è indotta dal suo specifico istinto di femmina a ritenere e dissimulare, e ad affidare alle regole del rituale la sorte dei propri desideri.
Le questioni attinenti al corteggiamento sono ovviamente più complesse, come chiunque ne sia stato interessato può ben asserire; in questa trattazione se ne colgono solo gli aspetti nodali più essenziali ai fini di una comparazione strutturata con il rituale dell’invito al ballo.
Il rituale richiede che sia l’uomo ad esprimere per primo l’interesse.
In un certo lasso di tempo la donna rileva la presenza di una corte di uomini aspiranti, che sarà più o meno numerosa in dipendenza delle proprie doti di attrazione e fortune. A questo punto la donna pone in atto una strategia tendente alla eliminazione dei soggetti il cui interesse non sia adeguatamente forte.
(Questa necessità strategica si sarebbe formata per selezione naturale - quella Darwiniana, per intenderci -, in quanto qualunque scelta deve fornire le massime opportunità di successo per la discendenza, e chi ha interesse debole per la donna ne avrà ancor meno per la sua prole).
La strategia si realizza mediante l’esternazione di un cortese disinteresse, anche quando ci sia interesse, ed interponendo un lasso di tempo, la cui ampiezza è affidata a misteriose ed infallibili abilità femminili, tra la manifestazione dell’interesse da parte dell’uomo e l’esternazione di attenzione da parte della donna. Alla fine di questa prova, e dopo ulteriori passaggi necessari alla donna per maturare una convinta scelta di merito, la donna esprime la sua preferenza tra i soggetti componenti la corte ristretta, reduce dalla eliminatoria corsa ad ostacoli; va, si può dire, “a colpo sicuro”, a parte casi eccezionali che ovviamente non fanno gioco.
Veniamo ad evidenziare oneri e onori :
La scelta espressa dalla donna non corre il rischio di un non accoglimento.
Tutti gli uomini, tranne uno, vedranno non corrisposta la loro disponibilità.
Per tale privilegio la donna sostiene un costo : se l’uomo da lei veramente desiderato non dovesse trovarsi tra i componenti la corte ristretta, dovrà rinunciarvi; infatti non è ammesso che una donna esprima il proprio gradimento ad un uomo che non l’abbia corteggiata.
Il rituale della "mirada" e "cabeceo" pone al centro dei giochi l’uomo, contrariamente a ciò che avviene nel corteggiamento amoroso; tutte le tappe del processo di tale rituale sono di fatto percorse a parti invertite.
Il rituale è ben noto a chi sia stato in Argentina o di esso abbia sentito dire in modo dettagliato; viene però richiamato per altri interlocutori, in modo essenziale, e per i fini ristretti di questa trattazione.
La ballerina sta in attesa di invito, preferibilmente seduta, meglio se in prima fila, ed effettua la “mirada”, ovvero guarda fisso in faccia il ballerino dal quale gradirebbe essere invitata;
(ai ballerini vengono riservate parti della sala diametralmente opposte a quelle riservate alle ballerine, per rendere possibile la perlustrazione visiva).
Poichè la “mirada” deve essere fissa non può essere rivolta in modo alternato a più soggetti.
Ogni ballerino, quindi, può rilevare l’attenzione espressa da parte di un numero di ballerine variabile da zero a n.; effettua questa rilevazione facendo una ripetuta scansione visiva della fissità della “mirada”; scansione attenta ma molto discreta, in quanto una accentuazione o la fissità del proprio sguardo potrebbe essere interpretata come un “cabeceo” ovvero come l’espressione di una scelta; alla fine di tale verifica prende in considerazione solo le ballerine la cui "mirada" ha rilevato essere certa e costante; su tale gruppo di ballerine effettua la scelta, e all’indirizzo della ballerina prescelta rivolge il così detto “cabeceo”, ovvero un cenno con il capo o con una delle sue parti; quindi si porta vicino alla ballerina e ripete il cenno; la ballerina a questo punto ha la conferma di essere la destinataria dell’invito e si alza per ballare.
Veniamo ad evidenziare oneri e onori :
La scelta espressa dall’uomo non corre il rischio di un non accoglimento.
Tutte le donne, tranne una, vedranno non accolta la propria disponibilità.
Per tale privilegio l’uomo sostiene un costo : se la ballerina da lui veramente desiderata non dovesse trovarsi tra le componenti la corte ristretta che gli ha mosso la “mirada”, dovrà rinunciarvi; infatti non è ammesso che un ballerino inviti una ballerina che non lo abbia puntato con una “mirada”.
Nei due rituali oneri e onori sono attribuiti a parti invertite all’uomo e alla donna.
Il rituale della "mirada" e "cabeceo" :
evita che si verifichino eventi sgradevoli
Che una ballerina venga invitata da ballerino a lei non gradito
Che una ballerina sia indotta a rifiutare un invito
Che un ballerino veda non accolto un proprio invito
minimizza gli effetti di altri eventi sgradevoli non evitabili :
La ballerina che ha effettuato una "mirada" e che non veda accolta la propria disponibilità, sentirà tale esito alquanto frustrante, ma potrà avvalersi dell’espediente psicologico riduttivo fondato sul carattere debole della esposizione; la "mirada" infatti viene effettuata a distanza ed in contesto plurale; tali connotazioni arrecano alle azioni il carattere di un gioco sociale debolmente personalizzato; inoltre chi ne senta la necessità può sempre attribuire a disguidi, alla non efficace esternazione della propria disponibilità, alla distrazione dell’altro, ecc., le cause dell’insuccesso.
richiede sacrifici preventivi :
Non è possibile perseguire eventi che, seppur massimamente desiderati, non abbiano i requisiti minimi per la loro realizzazione : chi non è desiderato, prescelto, ambito, non può azzardare un tentativo non mediato ed avallato dal rituale.
L’invito, se non attraverso il rituale della "mirada" e "cabeceo" sopra descritto, viene espresso in modo diretto, privo cioè di quella preselezione a distanza utile, per quanto possibile, a prevenire effetti indesiderati:
il ballerino sceglie una ballerina libera e a lui gradita, si porta nelle sue vicinanze, ed esprime l’invito direttamente e chiaramente.
La ballerina valuta la propria disponibilità all’accoglimento e, il più delle volte, accetta; accade pure, anche se di rado, che rifiuti l’invito, adducendo o no motivazioni scusabili, le quali però nel breve tempo a seguire presenteranno effetti limitanti della propria libertà nel contesto del ballo.
Il rituale della "mirada" e "cabeceo" ed il rituale del corteggiamento amoroso riguardano dinamiche relazionali similari: il secondo ha come campo di applicazione quello della formazione della coppia nella relazione amorosa, il primo quello della formazione della coppia nella relazione di ballo;
le due specie di relazione sono sfalsate sul piano della realtà oggettiva, ma (a parere dello scrivente) coincidenti sul piano della strutturazione simbolica.
Il fatto che nei due diversi campi di applicazione la stessa dinamica simbolica veda le figure protagoniste a parti invertite deve avere una qualche ragion d’essere.
Come evidenziato più sopra il rituale di "mirada" e "cabeceo" pone l’uomo in posizione privilegiata : la sua scelta non corre il rischio del fallimento.
Si potrebbe pensare che il fatto sia inevitabile, ma così non appare. Infatti il rituale sarebbe praticabile e senza controindicazioni anche se eseguito a parti invertite : i ballerini esprimono la “mirada” e le ballerine scelgono con il “cabeceo”.
Il modo in cui il rituale si è venuto formando ed affermando avrebbe risentito di un influsso maschilista che avrebbe posto come valore da salvaguardare in più alta priorità l’orgoglio maschile.
Si dirà allora che il rituale del corteggiamento in campo amoroso non sia maschilista…
E invece no, perché anche lì il valore da salvaguardare sarebbe l’orgoglio maschile, non quello dell’uomo aspirante, ma uno di più alta priorità : quello del padre della pretesa fidanzata.
Si può ragionevolmente sospettare che se le donne fossero andate alle milonghe accompagnate dai rispettivi padri, la “mirada” sarebbe stata affidata agli uomini, e la donna, prima di eseguire un “cabeceo”, avrebbe atteso l’assenso del padre..
L’emancipazione della donna si affanna su una strada lunga e tortuosa…
Concludendo questa riflessione grossolana sull’invito al ballo, si può affermare che il modo di invitare europeo, o che non adotti il rituale di “mirada” e “cabeceo”, sia poco raffinato, anzi selvatico, e comporti l’esposizione a rischi e danni; ma, se può consolare, non è maschilista.
(post precedenti sull'argomento : l'invito #1, #2, #3)

.. a volte non ammette le nostre pause.. lui, una macchina!
Tan & Go, tra pausa e movimento..
Tan & Go si conoscono da sempre. Hanno respirato insieme sin dal primo giorno l’aria corposa ed equivoca delle milonghe, e non concepiscono la dimensione singola.
Oltre i confini ristretti della loro relazione, per loro, c’è il baratro del nulla, ma di ciò non hanno il minimo sentore.
Si amano, di solito, di uno strano amore complice e appena viziato, e trovano sempre una intesa, per comune necessità del vivere o per ragionevolezza; e accade pure, a volte, che oscure forze centrifughe li portino su sofferte posizioni di ostilità, senza che mai vacilli però la certezza del loro simbiotico legame.
Tan è lenta flemmatica lunatica distratta, o tale appare. Sogna molto e intensamente, e lo fa ad occhi chiusi, spesso, fiduciosa com’è nella diligente e responsabile conduzione di Go.
Tan è affetta da resistenza passiva, qualità discorde da altre che le sono proprie. Tan infatti è molto vitale. Gode, si direbbe, di una formidabile integrità neurovegetativa che la rende tonica e fresca, capace di rapide riprese anche a seguito di forti e protratti logorii. Metafora calzante è una sorgente d’acqua capace di zampillare sempre fresca e cristallina a dispetto di qualsiasi offesa inquinante. Dalla sua ha una serie di sacrifici lunga migliaia di millenni e grande milioni o miliardi di unità, e forse più.
Lei ama essere sentire sostare e lasciarsi trasportare. E quando è in movimento prefigura fermate ulteriori, giacché ama, e non poco, corredare di ricami voluttuosi le soste, prevedibili o fortuite che siano.
Go è irrequieto dinamico muscolare. Traccia linee di movimento, le segue e prima che si esauriscano ne traccia altre e le persegue ancora, come un segugio infaticabile. Brucia energie adeguate al bisogno e quando nella foga calorica gli sovrabbondano ne dispensa, non richieste, a Tan che, paziente comprensiva e a volte grata, accetta contiene e smaltisce.
Go considera Tan statica. Con genuina credulità attribuisce alla sua indole femminea quella sorta di modulata riluttanza al movimento. Crede sia il riflesso in campo motorio di quella qualità tutta femminea che fonda la propria azione sulla risposta, ispirata e pregiudizialmente resistente, alla azione maschile; giacchè l’interesse maschile può essere mosso da desiderio frugale, assecondare il quale porta a pericolose precarietà, inaccettabili per progetti di medio-lungo corso, depositaria com’è del destino della discendenza.
Go sente la condanna alla iniziativa, l’esposizione al rischio del rifiuto, la responsabilità di governare al meglio l’azione comune, l’immanenza ineludibile del timbro competitivo delle prestazioni e il logorio conseguente; considera questa una sfida inevitabile e pensa che il tutto vada assunto in blocco, tal quale, comodo e scomodo, facile e difficile, successo e sconfitta, accoglimento e rifiuto, dolce e amaro, gioia e dolore,.. come nella vita, se si vuol vivere.
Della disposizione opposta e complementare di Tan, Go ama la diversità, l’aspirazione ad occupare spazi cui lui non aspira.. (propensione che gli sembra tanto cortese, se osservata con attenzione lieve..); ed ama pure quella sua attitudine appena percettibile alla inerzia, di solito molto ben dosata, che gli appare sì foriera di faticosi intralci, ma che si rivela funzionale e risolutiva nella complessa questione del governo delle faccende comuni, giacché dirime i conflitti di attribuzione delle decisioni e delle esecuzioni, e rende possibile cooperare per il comune scopo; come quando un mezzo a rimorchio attivando un lieve contrasto al moto, consente alla fune di traino di permanere sempre ben tesa, scongiurando così dannosi strattoni e rincalzi da panico.
Tan ama la pausa. Nella pausa il tempo tra un battito e l’altro, che per nota peculiarità del loro genere espressivo è già parecchio ampio, pare si dilati ulteriormente, come in un abisso. La melodia vi sprofonda e vi si diffrange in mille e più echi, che non di rado si irradiano oltre i confini dell’anima e irrompono vibrando nel corpo in equilibrio.
Nella pausa si addensano premesse intense, si accumulano tensioni a stento sostenibili.
Nella pausa anche il respiro rivela insidie : espande e implode i toraci, e fortuna vuole che forze sparse lungo i corpi si prodighino a compensare lo scompenso.
Go ama la pausa, anch’egli; ma sa che non è quello l’ambito che valorizza appieno la sua specifica natura. La sua natura si esprime nel movimento e nell’azione, nella regia delle loro evoluzioni per i meandri cangianti della pista trafficata, nel disimpegno dai tanti corpi estranei in movimento che pongono reiterati rischi di collisione, nelle schermaglie ammiccanti del semiserio gioco a due.
Go pertanto insiste nella pausa e partecipa di quel sensoriale tumulto sotterraneo ch'essa induce, ma non può concedersi ad un abbandono protratto, giacchè sente la necessità poco rinviabile di dare corso all’azione, e di dare così senso pieno alla sua natura e ragion d’essere alla sua presenza.
Tan & Go hanno indole opposta e complementare, in un punto solo intersecanti :
nell’attimo in cui una pausa sta per finire e un movimento sta per iniziare.
Proprio lì, in quel primo accenno di abbandono della pausa - atto impavido che osa disfare un equilibrio per conquistarne uno nuovo - Tan & Go sospendono la loro diversità e sono unicamente Tango; lì, in quel confine quasi irreale dove collidono desiderio e appagamento, in quella dimensione appena percettibile, in quello spazio irrilevante ove si insiste un tempo pressochè nullo.
Sono Tango in quel preciso limite, che per tanta fuggevole e sublime inconsistenza si fa travalicare molte, infinite volte..
L’invito.. (#1, #2, .. #n)
Secondo un noto dizionario il vocabolo invito ha i seguenti sinonimi :
preghiera, esortazione, sollecitazione, richiesta
ordine, ingiunzione
allettamento, attrazione, tentazione
Non ha contrari
La qualità che differenzia i tre sottogruppi in cui i sinonimi sono assiemati è evidente :
civica nel primo, autoritaria nel secondo, seduttiva nel terzo.
L’invito viene espresso in modi solo apparentemente indistinti; può velarsi infatti di una delle succitate qualità, per effetto della disposizione d’animo e mentale di chi lo esprime; qualunque sia la capacità di dissimulazione del soggetto, qualcosa di certo traspare in virtù o in forza delle sensibilissime capacità percettive di peculiarità femminile.
#3
Alleggerito dei caratteri più marcatamente caratterizzanti e fuorvianti, l’autoritario ed il seduttivo, l’invito può essere valutato nella qualità che ad esso è più propria : quella civica.
Qualità tutt’altro che strettamente circoscrivibile..
per ragionevole necessità di sintesi e per dichiarati limiti delle capacità dello scrivente, qui basta dire che tutti gli aspetti qualitativi riconducibili alla tipologia civica possono essere sintetizzati ed adeguatamente rappresentati da un unico valore tra quelli inerenti ad un rapporto interpersonale: il rispetto.
(Peraltro è auspicabile che una più ampia trattazione si realizzi attraverso il contributo di quanti vorranno partecipare alla disamina intervenendo con propri commenti).
L’invito reca già in sé elementi potenziali di forte impatto e di problematica gestione per chiunque ne venga interessato, pur se in misura variabile e dipendente da fattori soggettivi; ad essi si accennerà in seguito.
Proprio per la presenza inevitabile di taluni contenuti di forte impatto è bene alleggerire il gesto di ogni altro contenuto che non sia appropriato e strettamente necessario;
sono elementi minimi, appropriati, e strettamente necessari :
- uno sguardo, negli occhi, netto, pulito, come di chi sia estraneo agli Altri ed alle faccende che si svolgono nell’intorno;
- un cenno, appena abbozzato col capo o anche, se si è molto vicini, porgendo la mano a palmo aperto;
- l’esternazione dell’aspirazione al piacere, mirato a quella e solo a quella insostituibile Persona (può non essere vero, ma
Il tutto avvolto nel colore, nel tono, nel sapore, soffice ed impalpabile della leggerezza; la leggerezza è un aspetto nodale dell’invito.
La leggerezza gestuale dell’invito è già in sé forma di rispetto; il rispetto richiede innanzi tutto di lasciare alla Persona invitata, e nella misura più ampia, la libertà e la discrezionalità di accogliere o di declinare l’invito al costo minimo, per quanto possibile; tutti gli elementi non strettamente necessari di cui il gesto sia stato gravato costituiranno materia di accoglimento o di rifiuto, e sia in un caso che nell’altro
L’invito viene espresso moltissime volte, pressappoco una per ciascuna parentesi di ballo (“tanda”), ed ogni volta ripropone inevitabilmente la stessa questione spinosa, quella dell’accoglienza e del rifiuto.
L’invito per un ballo è un gesto con cui, pur con modalità ben codificate e per una esperienza chiaramente definita e strettamente limitata, si propone la propria Persona ad un’Altra; questo contenuto reca elementi simbolici potentissimi in quanto capaci di attivare risonanze nell’ambito profondissimo e personalissimo del proprio vissuto, là dove i contenuti simbolici di eventi oggettivamente diversi, antichi ed attuali, possono essere sentiti eguali; questi effetti non sono trascurabili; e invece va ammesso che nella pratica comune subiscono distratti declassamenti per necessità o convenienza psicologica e pratica.
Ogni Ballerino/Ballerina ha vissuto almeno una volta gli effetti pesanti di un rifiuto o, nella versione femminile, l’assenza di invito, sentito non a caso alla stessa stregua di un rifiuto.
E’ proprio per la pesantezza di tali effetti che nella Patria del Tango, l’Argentina, la questione ha trovato una sistemazione rituale tendente a minimizzare i rischi e i danni, pur al costo del sovvertimento di un ordine più naturale, come si dirà in appresso; mentre altrove, nelle nostre milonghe p.e., la questione è ancora trascurata, lasciata allo stato brado, affidata alla natura cruda dell’istinto animale e sociale, alle regole selvagge non mediate della selezione naturale, indice di arretratezza culturale nella pratica in argomento.
Segue..
.L’invito.. (#1, #2, ....#n)
Secondo un noto dizionario il vocabolo invito ha i seguenti sinonimi :
preghiera, esortazione, sollecitazione, richiesta
ordine, ingiunzione
allettamento, attrazione, tentazione
Non ha contrari.
La qualità che differenzia i tre sottogruppi in cui i sinonimi sono assiemati è evidente :
civica nel primo, autoritaria nel secondo, seduttiva nel terzo.
L’invito viene espresso in modi solo apparentemente indistinti; può velarsi infatti di una delle succitate qualità, per effetto della disposizione d’animo e mentale di chi lo esprime; qualunque sia la capacità di dissimulazione del soggetto, qualcosa di certo traspare in virtù o in forza delle sensibilissime capacità percettive di peculiarità femminile.
#2
La qualità autoritaria è chiaramente inammissibile. Quando si manifesta non può che consistere di proiezioni forzate, provenienti da un assetto psicologico che, se non patologico, reca nodi relazionali non ancora sciolti. La qualità dell’invito autoritario, come di quello seduttivo, è inutilmente dissimulata : il Ballerino rivolge l’invito e tende a distogliere lo sguardo dalla Persona invitata, come se non fosse ammissibile non accoglierlo, e quando non distoglie lo sguardo lo carica di un lieve rimprovero preventivo. Nella versione confidenziale l’invito è accompagnato dalla presa forzosa della mano o del braccio della Ballerina, che in genere asseconda per evitare laceranti complicanze corporali. Ricade in questa tipologia l’invito deciso e volitivo espresso fuori dallo stretto contesto bordopista, e ingiunto alla Ballerina anche quando la stessa si intrattenga in conversazione con terze Persone; in tali casi il Soggetto trascura anche di esprimere, per quanto ipocrite, cenni di scuse o richieste di comprensione alle Persone terze.
L’invito autoritario è il più condizionante per
Il Ballerino autoritario durante il ballo anticipa la linea di movimento volgendo il capo nella direzione della linea stessa, non contemplando imprevisti;
Dopo un ballo di tale genere
Il Ballerino autoritario, ritenendo l’addomesticamento attività di sua stretta pertinenza, non è a sua volta addomesticabile, se non per via autorieducativa.
Alle ballerine non resta che usare sopportazione (la mitica pazienza delle Donne) qualora dispongano di risorse difensive adeguate al contenimento degli effetti, altrimenti adottare strategie di disimpegno, meglio se definitive.
continua...
L’invito.. (#1, #2, .. #n)
Secondo un noto dizionario il vocabolo invito ha i seguenti sinonimi :
preghiera, esortazione, sollecitazione, richiesta
ordine, ingiunzione
allettamento, attrazione, tentazione
Non ha contrari.
La qualità che differenzia i tre sottogruppi in cui i sinonimi sono assiemati è evidente :
civica nel primo, autoritaria nel secondo, seduttiva nel terzo.
L’invito viene espresso in modi solo apparentemente indistinti; può velarsi infatti di una delle succitate qualità, per effetto della disposizione d’animo e mentale di chi lo esprime; qualunque sia la capacità di dissimulazione del soggetto, qualcosa di certo traspare in virtù o in forza delle sensibilissime capacità percettive di peculiarità femminile.
La qualità seduttiva reca contenuti invadenti e controproducenti, pur se non estranei al contesto ed alla pratica che vi si svolge. L’invadenza sta nella pretesa, nella intenzione espressa prima dell’interazione.. la seduzione diventa fatto accettabile se si concretizza quale effetto incidentale della interazione, nel corso o dopo l’interazione stessa; nessun effetto può essere preteso in anticipo all’azione, in un tempo che è quello proprio del presupposto dell’azione, qual è l’invito.
L’invito seduttivo è ammiccante ed autocompiaciuto, condito di lusinghe ed espressioni accattivanti.. mieloso ed artificiosamente profumato; prelude a movenze flessuose, lente ed estese, a mimiche da doppiosenso, e ad una malcelata ostentazione esibizionista che si esprimerà nei confini nella coppia, ma si compiacerà anche della osservazione esterna.
Se fossi Donna la mia seduttibilità ne sarebbe inibita; la mia reattività esprimerebbe resistenze passive, ed un pregiudizio difficilmente superabile.
L’invito seduttivo in chi lo riceve instilla il mortificante sospetto di essere considerato facile terreno di conquista anche nel caso (non escludibile) in cui si aspiri ad essere conquistati. Scatenando reazioni di contrarietà, pregiudica e condiziona anche la libera espressività nel ballo e la fruizione rilassata dello stesso.
L'invito seduttivo, caricato in anticipo di aspettative e intenzioni ambiziose se non fuoriluogo, richiederà al Ballerino un sovrappiù di talento, di estro creativo, di sostanza convincente, a compensazione. Insomma essere seduttivi in premessa, se proprio lo si voglia essere, è un lusso che solo chi ne sia all’altezza può permettersi, altrimenti si rivela una strategia perdente.
Qualora invece l’effetto seduttivo scaturisca preterintenzionalmente, in un contesto relazionale rilassato in cui l’attenzione sia rivolta unicamente all’oggetto di comune interesse, il ballo, beneficerebbe di un valore aggiunto, derivante sia dall’assenza di elementi inibenti quali il pregiudizio e la diffidenza che dal carattere incidentale della rilevazione ed autonomo della valutazione.
continua..
Nature morte sulle sedie della milonga..
Sono soprabiti, giacche, pullover, scialli sciarpe e spolverini, borse e saccheportascarpe, .. quali appendici sia pur artificiali delle nostre identità hanno titolo per essere ammesse in sala, al seguito delle nostre pregiate Persone; io nutro molto rispetto per esse.. sono solo cose d’accordo, ma recanti di fatto pari qualità di Chi ne detiene il possesso; sono perfino abilitate a rappresentare a pieno titolo
.. a questa questione non volevo accennare perché.. è come fare “outing” : interessa solo la curiosità morbosa dell’uditorio; ma è troppo pertinente per rinunciare.. :
io credo che le Persone capaci di farsi rappresentare a pieno titolo dalle proprie cose siano Persone dotate di alta autostima, di una forte considerazione di sé; solo da tale caratteristica può derivare la capacità di conferire alle proprie cose un valore di valenza pari a quella attribuita alla propria Persona.
E’ da tale convinzione che mi deriva il sospetto che io abbia un deficit di autostima, perché non riesco a farmi rappresentare dalle mie cose; le mie cose, di solito, le alloco se presenti su supporti predisposti all’uso o in assenza in spazi impropri e marginali dei locali, non di rado a terra, in anfratti altrimenti inutili; e tale allocazione precaria e irriguardosa sento come emblema del mio status nella scala sociale, ed evidenza dolorosa della problematicità del rapporto con me stesso; la diversità rende vario e interessante il mondo ma può essere dolorosa, a volte; nel caso di specie sarebbe meglio che non vi fosse diversità, che anche io avessi un’alta considerazione di me e trovassi normale allocare le mie cose su una sedia, magari quella più centrale, quella da cui è possibile fruire da privilegiati di una esibizione di ballo e che funga da postazione baricentrica nei flussi da e verso la pista, talchè si possa intersecare, anche qui da posizione privilegiata, come padroni di casa, l’andirivieni di amici e conoscenti, e della varia Umanità ch'è spassoso osservare.
Oppure che nessuno avesse una così alta considerazione di sé.. sì, questa alternativa mi appare ancor più producente perchè in tal caso tutte le sedie verrebbero occupate solo da Persone! Chi non balla avrebbe la possibilità di riposare più comodamente rimanendo nel contesto sociale dell’evento e, potendo occupare una qualsiasi delle sedie libere, si ritroverebbe accanto Persone ogni volta diversamente assortite, a destra e a manca, e aprire, volendo, varchi nuovi nel tessuto delle relazioni interpersonali.
Spesso si scoprirebbe che dietro quella immagine di Persona che abbiamo visto centinaia di volte c’è una Persona diversa da quella che credevamo vi fosse..
(credo infatti che in Tutti si realizzi uno strano fenomeno psichico che tende a colmare i vuoti, giacchè il vuoto, come il buio, ci fa paura: se di una Persona conosciamo solo l’immagine, il contenitore, tendiamo a darvi un contenuto, e scegliamo gli elementi di cui comporlo attingendo dal bazar personalissimo di stereotipi e archetipi di cui inconsapevolmente via via nel tempo ci siamo dotati; lo facciamo guidati da segnali subliminali provenienti sì dalla Persona interessata ma passibili di forti interferenze soggettive.
Crediamo così di conoscere quanti abbiamo visto moltissime volte pur senza avervi mai scambiato una parola; probabile essere colti da sorpresa dopo pochi minuti di rilassata conversazione..).
Però barattare una alta considerazione di sé, connotazione basica foriera di vantaggiose acquisizioni, con una banale incentivazione alle relazioni interpersonali potrebbe apparire sconveniente ai più..
E se Chi organizza le milonghe predisponesse supporti capienti e degni di accogliere le degne cose degli intervenuti, e invitasse gli intervenuti stessi a servirsene a beneficio degli altri Umani? magari usando quella verve farcita di leggerezza e simpatica ironia tipica di Chi ha consumata dimestichezza con i microfoni, nelle stanze dei bottoni musicali?
Premessa
Circola una diceria a proposito dell'amore : sarebbe lo scopo ultimo di tutto quello che si fa. Nella versione volgare di tale diceria l'amore è sostituito dal sesso, quello femminile s'intende, giacchè la diceria, pur godendo di una condivisione intersessista, sarebbe realizzata e divulgata per iniziativa maschilista, tanto per non cambiare.
Quindi questa cosa chiamata amore sarebbe uno snodo universale cui tutto sarebbe orientato e da cui tutto verrebbe ispirato e attivato.. impressionante !
Se così fosse (e personalmente lo credo) i nostri pensieri dovrebbero essere non solo inconsciamente condizionati, come in effetti sono, ma anche parecchio ingombrati da una tale immanenza, tanto da interferire pesantemente nella fruibilità del tempo e nelle necessità del vivere quotidiano; pare invece che Tutti, Chi più Chi meno, siano alleggeriti da quella potenziale ossessione; l'incongruenza si spiegherebbe così : considerato che con tutte le mie doti intenzionalmente attivabili non mi riesce di orientare a mio favore l'oscuro intersecarsi tra l'amore ed il mio destino, tanto vale preservare da affanni laceranti il mio vivere ordinario e perseguire vantaggi materiali e relazionali che, se non felice, mi renderanno almeno serenamente infelice.
Dunque in ciascuno la questione dell'amore sarebbe rimossa, e al suo posto, nella nostra intima consapevolezza, sarebbe rimasta una ostica entità formata da un vuoto, effetto della rimozione, e da un senso di colpa, conseguenza della resa incondizionata nella guerra per la felicità.
Questo manuale d'amore a puntate si prefigge lo scopo di riportare "la questione" nell'orbita della nostra attenzione razionale, non certo per il gusto di farsi del male (si trova sempre qualcuno che ce lo faccia gratis), ma perchè val la pena di avere almeno una idea, per quanto approssimata, di come sia fatta quella cosa che abbiamo prematuramente rimosso, in blocco, come una scatola nera ermeticamente chiusa; l'argomento verrà da me trattato con piglio solo apparentemente sapiente; il valore che io attribuisco ad ogni singolo elemento della mia strutturazione trova ragion d'essere nella apparente logicità dell'intero assieme, ma considero ragionevolmente che l'intero assieme possa fondarsi su premesse errate, e quindi essere non vicino alla verità; non dispero peraltro di trovare corrispondenze e contributi validi in graditissimi interlocutori che volessero esprimersi nel merito nei commenti.
segue..